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Racconti erotici: sesso con la nuova collega

  • Immagine del redattore: Gensyt
    Gensyt
  • 26 nov 2025
  • Tempo di lettura: 3 min

L’ufficio a quell’ora aveva un silenzio irreale, rotto solo dal ronzio sommesso dei computer in stand-by. Lui stava chiudendo l’ultimo report quando sentì il rumore dei tacchi nel corridoio.

La porta si aprì piano. Era lei, la nuova collega. I capelli scuri un po’ spettinati, la giacca lasciata semiaperta come dopo una giornata troppo lunga.

«Ancora qui? Pensavo di essere l’ultima rimasta.»

«Forse stavo solo cercando una buona scusa per restare.»

Lei posò i documenti sulla scrivania, vicinissima. Il suo profumo si diffuse nell’aria, dolce e caldo, quasi ipnotico.

Con un sorriso malizioso«E quale sarebbe questa scusa?»

«La possibilità di guardarti senza che nessuno ci interrompa.»

I loro occhi si incrociarono. Il suo sguardo non era più quello della collega riservata, ma di una donna che aveva deciso di giocare.

Si chinò verso di lui per prendere una penna, il corpo che sfiorava il suo. La tensione era palpabile.

A bassa voce: «Sai che potremmo cacciarci nei guai…» «A volte i guai sono irresistibili.»

Lei rise piano, un suono che gli fece accelerare il battito. Si appoggiò alla scrivania, accorciando ancora la distanza.

«Ti ho osservato. Il modo in cui mi guardi… pensi che non me ne accorga?»

«E tu pensi che io possa nasconderlo? Ogni giorno immagino cosa succederebbe se restassimo soli, come adesso.»

Un istante sospeso. Lei lo fissava, le labbra socchiuse, aspettando.

Quasi un sussurro: «Allora fammi vedere.»

Il bacio esplose improvviso, caldo e famelico. Non c’era più esitazione. Le sue mani la strinsero con forza, mentre lei lo tirava a sé con urgenza. Era come se settimane di desiderio accumulato si fossero liberate in un attimo.

Le bocche si inseguivano, i respiri corti, i corpi ormai troppo vicini per fingere. Lui la prese per la vita, sollevandola appena per farla sedere sul bordo della scrivania. Lei spalancò le gambe, attirandolo contro di sé senza esitazione.

Ansimando: «Non fermarti… voglio di più.»

E non fu più solo un bacio. Le mani si muovevano veloci, liberando camicia, bottoni, tessuti inutili. Ogni strato che cadeva aumentava l’urgenza, come se il tempo stesso stesse per esaurirsi.

Quando finalmente i loro corpi si unirono, l’ufficio smise di essere un luogo di lavoro. Non c’erano più scartoffie, telefoni o riunioni: solo due amanti che si cercavano con passione, consumando un desiderio a lungo trattenuto.

Non servivano dettagli: bastava l’intensità dei loro gemiti soffocati, la frenesia dei movimenti, la complicità che li travolgeva. Era un rapporto godurioso, istintivo, fatto di morsi leggeri, carezze audaci e sguardi che dicevano più di mille parole.

Lei si abbandonava con trasporto, graffiandogli la schiena, mentre lui si perdeva nel suo respiro caldo sul collo. Ogni gesto era un crescendo, un ritmo naturale che li portava sempre più vicino all’apice.

Quando il piacere esplose, lo fece in silenzio e in segreto, con la stessa intensità del desiderio che li aveva spinti fino a lì. Restarono avvinghiati, esausti, ridendo a mezza voce come complici che avevano appena varcato un confine proibito.

Dopo qualche minuto, lei si ricompose, sistemando i capelli e abbottonandosi con calma. Lo guardò con un sorriso che era allo stesso tempo dolce e malizioso.

«Domani in ufficio fingeremo che non sia mai successo.»

«Se riesco a guardarti senza ricordare tutto questo…»

«Allora sarà il nostro segreto.»

Un ultimo bacio rapido, prima che lei raccogliesse i documenti e si dirigesse verso la porta. Lui la osservò andare via, con la certezza che nulla sarebbe più stato come prima.

 
 
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